Karpathos viaggio esperienza: un mare straordinario alla ricerca di un’anima

Un’isola nuova, ma non troppo lontana da Creta
Questo articolo racconta la nostra Karpathos viaggio esperienza, vissuta a settembre 2018, tra mare straordinario, grandi aspettative e sensazioni contrastanti.
Siamo stati a Karpathos a settembre 2018.
Dopo i primi anni di viaggi dedicati quasi esclusivamente a Creta, ero alla ricerca di qualcosa di nuovo, ma non troppo distante e non troppo diverso dalla “nostra” isola.
Mi ero innamorato della spiaggia di Apella vedendola in fotografia: quel colore del mare, così intenso e particolare, non lo avevo mai visto da nessun’altra parte. È stato quello il punto di partenza che ci ha spinto a organizzare il viaggio.
Il volo diretto dall’Italia – con Blue Panorama, compagnia che oggi non esiste più – ci era costato pochissimo perché era l’ultimo della stagione. All’andata era praticamente vuoto e si è riempito solo al ritorno.
La possibilità di proseguire poi in traghetto verso Sitia, a Creta, ha definitivamente dissolto anche gli ultimi dubbi.



L’idea (sbagliata) di una “Creta più a est”
Prima di partire avevo immaginato Karpathos quasi come una continuazione naturale di Creta: una propaggine separata da un tratto di mare, con caratteristiche geografiche simili, un’estensione ideale della parte orientale dell’isola.
In realtà mi sbagliavo parecchio.
L’arrivo nel piccolo aeroporto di Karpathos è stato comunque emozionante. Il volo è stato bellissimo: eravamo quasi solo noi e, potendoci spostare liberamente tra i posti, per la prima volta siamo riusciti a osservare con calma le isole dell’Egeo dall’alto.
Prime impressioni: mare incredibile, contesto meno convincente
Ritiriamo l’auto nel parcheggio – anche questa volta una mitica Pandina – e partiamo in direzione Amoopi, dove dovevamo fare una consegna per conto di un’amica.
La prima cosa che ci colpisce è il mare: colori straordinari, sfumature incredibili, una trasparenza quasi irreale. Ancora oggi metterei il mare di Karpathos ai primi posti in assoluto, senza esitazioni.
Amoopi però, al di là del mare, non ci ha convinti del tutto. La sua vocazione turistica ci è sembrata subito evidente, sia dalla qualità della taverna scelta sia dalla sporcizia lungo le strade, probabilmente accentuata anche dalla “stanchezza” di fine stagione.
Arkasa: il primo vero colpo al cuore
Lasciamo Amoopi abbastanza rapidamente e ci dirigiamo verso Arkasa, che sarà la nostra base per i primi giorni.
Attraversiamo l’isola passando dal “valico” di Menetes: non si tratta di un’altitudine elevata, ma il paese si trova proprio nel punto in cui la strada scavalca le colline che separano le due sponde dell’isola.
Arkasa ci accoglie con un’atmosfera completamente diversa.
Qui il mood è più autentico: una bella piazzetta, una chiesa, alcune buone taverne e una vista sul tramonto davvero invidiabile.
Prendiamo possesso della nostra casetta e, con ancora molta luce a disposizione, decidiamo di raggiungere la spiaggia di Michaliou Kipos.
Tra agglomerati di conchiglie e un mare semplicemente splendido, questa spiaggia si rivela una sorpresa che ancora oggi porto nitidamente impressa nella memoria.
La sera ceniamo nel villaggio di Finiki: una taverna senza infamia e senza lode, che non lascia particolari ricordi.



Le spiagge di Karpathos: tra meraviglia e delusione
Nei giorni successivi il mare diventa il protagonista assoluto delle nostre giornate.
- Damatria ci conquista per le sue acque basse e calmissime, ideali per lunghe nuotate fino alle calette che si sviluppano verso nord.
- Apella, la tanto attesa, mi lascia un ricordo dolceamaro, probabilmente a causa delle aspettative troppo alte.
- Kira Panagia ci appare decisamente troppo costruita, con un’atmosfera un po’ artificiale.
- Achata è stata invece meravigliosa, con un’acqua trasparente e ricca di pesci.
- Diakoftis è stata una vera delusione: mozziconi di sigaretta ovunque e prezzi elevati. Noi siamo arrivati solo la sera, dopo la chiusura degli stabilimenti, giusto per un bagno veloce.
- Lefkos, con le sue baie, merita davvero una visita lenta e rilassata, senza fretta.
Villaggi e strade panoramiche
Visitiamo anche il villaggio di Mesochori, raggiungibile attraverso una strada spettacolare che taglia la costa ovest dell’isola, regalando panorami mozzafiato sul Mar Egeo.
Dopo i primi giorni ad Arkasa – che portiamo ancora nel cuore – risaliamo verso nord lungo la strada panoramica, a tratti strettissima (almeno nel 2018), in direzione Olympos, dove trascorriamo una notte.



Olympos, Diafani e Saria: il nord dell’isola
Olympos mi ha lasciato sensazioni contrastanti.
La definirei “bella di notte”, quando i bus turistici e i visitatori mordi e fuggi se ne vanno. In quel momento cala un silenzio unico che amplifica la bellezza di un luogo oggettivamente straordinario.
Diafani, invece, è il villaggio che ci è piaciuto di più nel nord dell’isola: fuori dal tempo, come un fermo immagine di anni passati.
Da qui prendiamo la barca per l’isola di Saria, un altro piccolo gioiello che forse avrei voluto vivere in modo diverso, ma in quegli anni la pigrizia aveva spesso il sopravvento.
Avlona e Pigadia: due facce difficili
Molto forte, in senso negativo, l’esperienza ad Avlona.
Qui abbiamo mangiato in una taverna estremamente “local” – forse troppo – e abbiamo toccato con mano quanto, in alcune isole, la sensibilità verso il benessere animale fosse ancora molto bassa. Speriamo sinceramente che oggi qualcosa sia cambiato.
Pigadia, che ci ha ospitati negli ultimi giorni, mi è piaciuta poco.
La via pedonale interna mi ha ricordato la riviera romagnola, mentre il lungomare è costellato di taverne tutte simili, poco autentiche. Non a caso siamo tornati più volte ad Arkasa per cena, anche soggiornando a Pigadia.

Il ritorno a Creta e una riflessione finale
Da Pigadia partiamo in traghetto verso Creta. Passiamo accanto all’isola di Kasos, che ci incuriosisce molto, e arriviamo a Sitia, dove ricongiungiamo il nostro cuore alla “nostra” isola.
Karpathos, in generale, non ci ha lasciato grandissime emozioni.
Una natura potente e bellissima, un mare straordinario, ma senza che riuscissimo a percepirne davvero l’anima.
È un’isola sulla quale non abbiamo sentito il desiderio di tornare – a differenza di molte altre – e nella quale probabilmente non torneremo.
Mi piacerebbe però sentire anche i vostri pareri e confrontarmi con le emozioni di chi ha visitato Karpathos: per capire se siamo stati noi a non cogliere qualcosa di più profondo o se, semplicemente, non era (e non sarà) un’isola adatta a noi.