La mia prima Balos
Quando una spiaggia diventa un punto di svolta

Introduzione
Ci sono viaggi che nascono da un’idea precisa, e altri che nascono quasi per caso.
La nostra storia con Creta appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Cercavamo un’isola con il mare caldo anche a fine stagione. Nient’altro.
Senza pensarci troppo – e senza sapere davvero cosa ci aspettava – siamo finiti su Creta.
Una scelta casuale che, col senno di poi, ha cambiato tutto.
Arrivare pronti (o crederlo)
La preparazione del viaggio, però, casuale non lo era affatto.
Avevo letto una quantità infinita di diari, racconti, forum, resoconti.
Volevo arrivare al primo appuntamento con Creta preparato, come se fosse possibile esserlo davvero.
Il primo giorno lo abbiamo passato a Chania.
Appena atterrati abbiamo sentito subito un’aria di casa, una sensazione difficile da spiegare ma immediata, quasi fisica.
Abbiamo amato anche il caos del centro, i tentativi maldestri di raggiungere il parcheggio vicino al porto vecchio, e poi… il colpo di fulmine.
Anzi, i colpi di fulmine.
I bastioni di Sabbionara sono ancora oggi il nostro posto di Chania, così come la taverna To Stachi è rimasta la nostra taverna.



Verso l’ignoto
Già la sera eravamo alloggiati a Kissamos, pronti a partire il più presto possibile verso una spiaggia di cui avevo letto tantissimo, ma che in realtà non riuscivo ancora a immaginare davvero.
Era il 2014.
All’epoca i noleggiatori non limitavano l’accesso alla strada sterrata che porta a Balos, come succede oggi.
Con la nostra Pandina siamo partiti verso Kaliviani, imboccando poi quei quasi dieci chilometri di strada costiera sterrata che portano al parcheggio sopra la laguna.
Nel mio ricordo era quasi un’autostrada sterrata: bastava rallentare un po’, senza particolari difficoltà.
Ma non sono del tutto sicuro che questa immagine non si sia addolcita col tempo, complice la bellezza di quei paesaggi sospesi tra polvere e mare.
Il sentiero e l’attesa
Il parcheggio era pieno – e non oso immaginare quale possa essere oggi la situazione.
Abbiamo iniziato a camminare tra cespugli profumati di macchia mediterranea, aspettando che davanti a noi si palesasse qualcosa.
Non sapevo ancora cosa.
In realtà non avevo nemmeno capito bene quanto fosse lungo il sentiero: le informazioni erano contrastanti.
Avevo anche scelto di comunicare a Jenny una lunghezza “forfettaria”, piuttosto ottimistica.
Ai tempi non eravamo grandi amanti delle camminate, e la reazione non fu esattamente entusiasta.
Ma ormai eravamo partiti. E dovevamo arrivare.



L’affaccio
Poi è successo.
Il momento dell’affaccio sulla laguna di Balos è stato uno dei più belli della mia vita.
Credo di non aver capito più nulla per qualche secondo.
Ero arrivato in paradiso.
Ancora oggi quella visione dall’alto vale un viaggio intero.
Forse vale anche qualcosa di più.
La definisco senza esitazioni il panorama più bello che abbia mai visto nella mia vita, e credo che resterà tale, forse per sempre.
Scendere senza guardare i piedi
Della discesa ricordo poco.
Forse perché lo sguardo era costantemente rivolto alla laguna e la testa non pensava al sentiero.
Ricordo una serie di gradini a un certo punto, una postazione per gli asini (che per fortuna non c’erano), e infine la sabbia.
Morbidissima.
Al di là del mare, credo che l’esperienza di Balos sia straordinaria soprattutto per il suo contesto paesaggistico.
Per questo, arrivarci in nave mi è sempre sembrato un po’ limitante.
Ho provato anche quell’esperienza qualche anno dopo, ma nel complesso la considero negativa.
Tornarci oggi
Negli ultimi anni i rental car hanno limitato sempre di più l’accesso agli sterrati.
Per questo mi sento di consigliare una soluzione che permette di vedere Balos dall’alto senza “rovinare” l’auto a noleggio.
Da diversi anni Strata Tours offre un servizio di transfer in van dal centro di Kissamos.
Comodo, sensato, rispettoso del luogo.



Il ritorno, lentamente
Del 2014 ho un ricordo vividissimo della risalita.
Dopo un’intera giornata a mollo nell’acqua bassa – che il giorno dopo avrebbe rivelato le sue scottature – abbiamo aspettato fino all’ultimo.
Un po’ per evitare il caldo, un po’ per goderci il tramonto su Gramvousa.
Un tramonto che ha colorato di arancione la laguna, le rocce, l’aria stessa.
Non so quante fotografie ho scattato durante la salita.
So solo che non ho mai sentito la fatica.
Un vasetto di origano
Arrivati al parcheggio, ormai in pochi, ci siamo fermati al piccolo shop di erbe e miele, quasi fino all’orario di chiusura.
Mi chiedo spesso se esista ancora.
Ho ancora custodito un vasetto di origano di quella giornata.
È pieno di sabbia. E di ricordi.
Siamo scesi per ultimi, di notte, senza alcun timore, seguendo a distanza la ragazza del chioschetto sul suo quad.
Conclusione
È stata una giornata che non posso dimenticare.
Un ricordo che non voglio cambiare.
Forse anche per questo non siamo più tornati a Balos.
Sicuramente torneremo.
Ma questa volta vorremmo farlo in modo diverso.
Vorremmo condividere quelle emozioni con le persone per noi importanti.