FUGGENDO VERSO SUD INSEGUENDO IL SOLE

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E’ ancora presto e noi siamo già pronti per partire. Oggi nei pressi di Heraklion il meteo ci ha annunciato vento e pioggia, e questa promessa non sarà disattesa. Come rinunciare quindi a una nostra giornata di esplorazione? Partiamo direzione sud, direzione Agios Pavlos e Triopetra. Per noi è l’ennesima novità, ma una persona che sento molto “vicina” mi ha tante volte raccontato quanto quei luoghi le danno serenità e quanto li ama, perciò decidiamo che è anche il nostro momento, conoscere e vedere con il pensiero di non essere solo noi ma in compagnia di chi in questo momento è lontano.

Ovviamente la nostra organizzazione è scanzonata e all’insegna dell’improvvisazione, quindi ci prendiamo al forno (fornitissimo, c’è l’imbarazzo della scelta) la nostra colazione e partiamo. Dove fermarsi a fare colazione? Quale luogo migliore di una piazzola bordo strada vicino vicino a Gortyna immersi negli ulivi? E così ci godiamo il sole e la brezza sorseggiando il nostro caffè accompagnato da Kalitsounia dolci (che hanno un altro nome, perché sono lievitate e ripiegate, ma ora mi sfugge… resta il fatto che sono favolosamente buone) e in rinforzo un pezzettino di pane dolce alla cannella con semi di sesamo.

Insomma, con lo scampanellio delle pecore in lontananza, ci avviciniamo a quell’immagine di perfezione che spesso abbiamo trovato qui. Passiamo per Moires, il paese cuore pulsante della Messara, reso ancora più vivo dalla presenza del mercato settimanale, reso ancora più caotico e disordinato a un primo sguardo, ma appena sotto la superficie si percepisce il tanto lavoro e la tanta vita che gli ruota intorno. Per noi un saluto a questo paese è tradizione, e lo facciamo con grande piacere, potrà anche non essere “bello” in senso letterale, ma noi gli vogliamo bene, e spesso ne parliamo con un sorriso come fosse un parente lontano che un po’ ci manca.

Andiamo poi verso Agia Galini per la seconda sosta caffè, anche qui non ci eravamo mai fermati. Vivissima di gatti, cani e persone, facciamo la sua conoscenza ammirando i colori e giù fino al parcheggio del porto, la bellezza del mar Libico che ancora una volta risplende sotto il sole. Prendiamo la strada asfaltata di fresco che corre lungo la costa, a picco sul mare e ritroviamo quei colori che ci fanno sempre sentire bene, nel posto giusto. Arrivare ad Agios Pavlos è un attimo, prendiamo in considerazione l’idea di fare il nostro primo bagno ai piedi delle dune, ma arrivati in cima alla scala il vento ci spazza quasi via. Lo spettacolo è immenso, e ci perdiamo nello spettacolo che abbiamo davanti agli occhi. Rocce a picco, e poi discese di sabbia grigia che si incontrano con il mare blu, e nel punto dove le loro labbra di terra e di mare si incontrano, nasce un bacio di onde spumeggianti.

Ci prendiamo un po’ di tempo per ammirare al meglio questo meraviglioso panorama e poi torniamo indietro calpestando le nostre orme e ci gustiamo un pranzo leggero ma decisamente gustoso alla taverna Scopas, con vista mare e sotto le tamerici. E poi il richiamo del mar Libico è troppo forte, lasciamo i nostri teli in posizione sulla sabbia pronti ad accoglierci gocciolanti di acqua salata. La temperatura del mare è gradevolissima e la baia è riparata dal vento, un pomeriggio perfetto, con tanto di pisolino sdraiati al sole sulla sabbia come le lucertole intente a fare termoregolazione.

La sabbia calda ha una consistenza perfetta, morbida e accogliente, e il rumore ritmico del mare in sottofondo mi fa da ninna nanna. Dopo ben più di un veloce bagno ci rivestiamo a malincuore e decidiamo che è giunto il momento di scoprire Triopetra, così vicina ma con un sapore completamente diverso. Arriviamo nel parcheggio e ci accorgiamo di essere soli, gli unici ospiti sulla sabbia battuta dal vento, tanto vento, forte e maestoso, che ci sferza le gambe con raffiche sabbiose. Solo noi, a camminare bordo mare con le onde che arrivavano a lambirci i piedi, solo noi con un momento perfetto cucito addosso. Se non ci si gira indietro a cercare la civiltà pare di essere al confine del mondo, dove l’unica cosa possibile da fare è continuare a camminare verso le rocce, sicuri che dietro a loro non ci possa essere null’altro che mare (anche se in realtà non è così).

La mia Triopetra è stata una esperienza meditativa ed estraniante, non esisteva più nulla se non il vento, che annullava qualsiasi altro suono, un rumore non rumore che è capace di spazzare via tutto, tutti i pensieri, tutte le parole, tutto e lasciare solo una luce abbagliante e un vuoto colmo di tutto. Potevo solo aprire le braccia ed essere niente o trasformarmi in tutto, sono stati attimi di magia, che mai potrò rivivere perché avevano il sentore del nuovo ma che mai potrò dimenticare. Arrivata alle rocce mi sono seduta e ho chiesto a Danilo una cosa per me strana: “Fammi una foto seduta qui!” …in genere non amo comparire nelle fotografie, non mi piaccio mai, ma questa volta ho avuto in un clik il mio ricordo perfetto stampato non solo nella memoria.

Mi sono presa un attimo di tempo pensando a come mi sarebbe piaciuto essere qui in compagnia di chi tanto me l’ha descritta e raccontata per poterle dire dal vivo e non solo con un messaggio che aveva proprio ragione…ma probabilmente non mi avrebbe sentito e le mie parole sarebbero volate via con il vento. Il mio grazie glielo scrivo qui, certa che lo leggerà!

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