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ISTRUZIONI PRATICHE PER LA REALIZZAZIONE DEI SOGNI

ISTRUZIONI PRATICHE PER LA REALIZZAZIONE DEI SOGNI

E’ domenica mattina e siamo frementi! Dopo tanti anni di “che dici ci proviamo?” e “mah, magari domani..” finalmente oggi vedremo e vivremo Tripiti. Per noi sarà davvero una conquista e ci prepariamo a questo nel migliore dei modi con una lauta colazione. Tutta questa Leggi Tutto

MATALA SOSPESA TRA AMORI DIVINI E HIPPIES SOGNATORI

MATALA SOSPESA TRA AMORI DIVINI E HIPPIES SOGNATORI

Matala è senza dubbio un luogo che ho imparato ad amare, anche se devo ammettere che la prima volta che l’ho vista non mi ha per nulla impressionata, anzi… siamo scappati dopo una sola notte. Da allora ci siamo tornati e ritornati, perchè approfondendo la sua storia e i la conoscenza dei suoi paesaggi il “feeling” con questo piccolo paese unico nel suo genere è diventato sempre più forte.

LA BELLA APTERA VESTITA DI MAGGIO

LA BELLA APTERA VESTITA DI MAGGIO

Non possiamo crederci nemmeno noi, ma è il 20 maggio e siamo appena atterrati sul suolo cretese. Il viaggio è stato così, così, l’atterraggio un po’ turbolento, girando e rigirando sopra Creta. Sono terrorizzata dalle turbolenze ma non posso fare a meno di incollare il naso al finestrino per vedere dall’alto la meraviglia di Balos, Falassarna, Elafonissi e poi giù fino a Paleochora prima di tuffarmi in nuvole che sembrano panna montata. Finalmente atterriamo, scendiamo dall’aereo con il vento di Creta che ci accoglie, insieme a qualche goccia di pioggia e con i suoi profumi che per noi sono “casa”. In un attimo siamo sulla nostra piccola macchina bianca e felici come bimbi partiamo. Per noi è tutto così familiare, così accogliente, che nonostante i nuvoloni che danno alla baia di Souda un aspetto violaceo e apocalittico siamo davvero felici come bambini.

Questa sera conosceremo finalmente due persone (che si riveleranno meravigliose e che legheranno per sempre il ricordo di Creta a maggio al sorriso con il quale ci hanno accolti) con le quali abbiamo scambiato nei mesi scorsi tanti pareri e tanti progetti. Ma prima, un piccolo sogno per me, una novità assoluta nonostante questa zona sia una di quelle che abbiamo maggiormente battuto…Aptera!

IL SITO ARCHEOLOGICO DI APTERA

Ed eccoci arrivati, in un ampio parcheggio sterrato che ha quel profumo incredibile di terra umida ed erbe, che solo in questa zona ritrovo così prepotente e inebriante. Dopo una brevissima passeggiata eccoci con il nostro biglietto di ingresso in mano. Siamo pochissimi e nonostante la pioggia imminente non riesco a muovere le gambe…quello che vedo è troppo bello: gli antichi resti, la natura fiorita, il giallo dell’erba tagliata e stesa a terra, e giù fino a Souda, con il suo mare plumbeo dove si specchia il cielo imbronciato.

La storia

Aptera adesso è vestita di romanità, ma i Romani sono stati gli ultimi abitanti, quelli che ci hanno lasciato il maggior numero di testimonianze. Le radici di Aptera si perdono nella storia, qualcuno la vuole fondata da Ptera, giunto a Creta da Delfi, ma la mia interpretazione preferita è quella che vede il luogo dove sarebbe sorta la città come quello che ospitò una contesa musicale fra le Muse e le Sirene. Le Muse ottennero il trionfo, le Sirene decisamente scontente della sconfitta si strapparono le ali e si gettarono in mare (le due piccole isole bianche nel golfo di Souda sarebbero proprio le Sirene trasformate in pietra). Aptera terminerà la sua fortuna come città nel VII sec d.C., a causa di un terremoto.

Raccontare tutta la sua storia dal periodo classico (di cui rimangono resti di mura) fino a quello bizantino sarebbe davvero infattibile in poche righe. Quello che si vede e si intuisce ancora perfettamente è la grandezza delle strutture che ancora sono visibili, immerse nella natura in una posizione ideale per dominare il territorio.

Il sito

Così ci immergiamo completamente nel passato, attraversando il cortile dell’ex monastero dedicato ad Agios Ioannis con la piccola chiesa stracolma di fiori fuori che circondano il suo sagrato, e poi piano piano, sotto le prime gocce di pioggia ci incamminiamo verso i resti delle terme, dove le absidi rimangono perfettamente conservate, fino ad arrivare alle cisterne per la raccolta dell’acqua. Qui credo di aver veramente sgranato gli occhi, sono enormi! E in questo momento sono state scelte come rifugio da tantissimi uccelli che ci regalano un concerto amplificato mentre, come noi, si riparano dalla pioggia.

E poi su, fino al teatro, dove mi sono commossa, sotto le ultime gocce di pioggia e in mezzo agli ulivi, con i noccioli dell’anno passato che scrocchiavano sotto le scarpe, dove lo spazio era tutto nostro e dove suoni e profumi erano amplificati. Da lì si torna verso l’ingresso e si prosegue poi per la parte meno “monumentale”, dove in mezzo all’erba si possono vedere i resti di una villa romana con il suo peristillio ancora perfettamente intuibile.

Il tempio dorico non lo abbiamo trovato, era custodito dalle alte erbe cretesi, steso a riposare in attesa del nostro prossimo passaggio…sì, perché due ore in questo luogo non mi sono bastate e so che tornerò con più tempo e meno stanchezza addosso per vederla di nuovo, la bella Aptera delle Muse e delle Sirene, che ora sonnacchia in attesa di essere “vista”, e guarda imperturbabile la baia di Souda e le sue piccole bianche isole.

Torniamo verso il parcheggio pieni zeppi di tante emozioni, e lungo il percorso, fra un intrico incredibile di vegetazione, ecco che incontriamo la prima amica belante di questo viaggio. Con un po’ di attenzione scopriamo che non è sola, ma che è la più curiosa di un piccolo gregge che se ne sta ritroso a farsi gli affari propri, disturbato da noi che cerchiamo in ogni modo di avvicinare e di farci amica la sua mascotte. Creta è una terra piena di magia, mi fa pensare all’infinito, all’eternità del cosmo, all’uroboro che inghiotte la sua coda, perché nel momento stesso che una esperienza ha fine ne inizia immediatamente una nuova, ugualmente sorprendente.

SPINALONGA NEL MIO CUORE

SPINALONGA NEL MIO CUORE

Sono giorni che ripenso alla mia prima,e finora unica, visita a Spinalonga.
E’ stata durante la “mia prima Creta”, settembre 2014…

MELTEMI AGAPI MOU

MELTEMI AGAPI MOU

GIORNO 4 – Già durante la notte avevamo avuto il sentore di un bel rialzo delle temperature, e la mattina non tradisce le nostre supposizioni. Fa caldissimo e oltre a questo si è alzato un Meltemi che si fa decisamente sentire. Facciamo colazione in compagnia del vento che fa danzare le foglie di ulivo fischiandoci attraverso. Solo lui rende il caldo sopportabile anche se la spiaggia di Krinakria ci attende.

LE ROVINE CI ROVINANO …ET VOILA’

LE ROVINE CI ROVINANO …ET VOILA’

Giorno 3

Anche stamattina il sole bussa alla nostra porta e le cicale ci danno la sveglia. Nemmeno il tempo di aprire gli occhi e abbiamo già addosso gli occhiali da sole… Xerocampos è inondata di luce e noi con lei. Cosa faremo oggi? Intanto colazione, con le uova fresche che ci ha portato Evelina, direttamente dalle sue galline; ci racconta che ne ha alcune e che spesso depongono le uova più di una volta al giorno. Questi piccoli pensieri, queste coccole ci fanno sentire sempre grati di essere qui. Decidiamo di scappare dal sole e dal caldo e di salire più in alto, dove il paesaggio è davvero dominato solo dalle erbe selvatiche, in primis timo, origano e salvia, e dalla nuda roccia cretese. Ogni tanto una capretta coraggiosa si mette di vedetta su una roccia e scruta il nostro passaggio. Incontriamo poche auto in direzione opposta alla nostra che scendono lungo la strada tutta tornanti che porta all’assolata Xerocampos e al suo mare turchese che visto da quassù è una distesa immensa che pare pennellata a tempera, densa e profonda.

Ci fermiamo un attimo a Chandras davanti alla sua fontana e decidiamo di lasciare la visita delle sue rovine al pomeriggio (specifico subito che il concetto che ho di rovine è assolutamente positivo, sono vestigia del passato che restano lì, in piedi, per ricordare a chi vorrà dedicare loro un po’ di tempo quello che è stato). Etia è a soli 3 km e nonostante l’abbia già visto in uno scorso viaggio, il richiamo delle piccole case cadute che hanno come tetto grandi alberi di fico e come intonaco sterpi e capperi è troppo forte e in un attimo siamo lì. E’ tutto bello come lo ricordavo, anzi, il palazzo fortezza che domina il paese è stato restaurato ed è aperto e visitabile.

Dentro troviamo la storia di questo (ai nostri occhi ) piccolo paese, dei suoi contatti con Cipro e con i Veneziani, la ricostruzione della genealogia familiare che l’ha portato ad avere 500 abitanti. La fontana posta davanti alla sua facciata è stata costruita dal priore del vicino monastero come ringraziamento al Signore. Ci addentriamo poi fra le case crollare del paese e nella chiesa dedicata a Santa Caterina, che ha per noi un significato profondo e alla quale siamo particolarmente legati.

Da Etia ci dirigiamo verso la piccola chiesa dedicata a Santa Sofia, che sorge bianca su un pianoro bruciato dal sole, attorniata dai resti dell’antico monastero che l’ha preceduta, pietre cadute, muri crollati ma le imponenti architravi sono ancora al loro posto.

Monastero di Agia Sofia ad Armenoi
Monastero di Agia Sofia ad Armenoi

Siamo completamente immersi nel sole e attorniati dalle cicale che dimorano allegre sui pini marittimi fuori la chiesa, che ci salutano stridenti e allegre e si ammutoliscono al nostro passare per riprendere pochi attimi dopo il loro incessante canto festoso. Tutto attorno alla chiesa coltivazioni di vite e ulivi pettinati, nessun altro all’orizzonte.

Per pranzo torniamo a Chandras, e ci fermiamo nella piazzetta che ospita entrambe le taverne “rivali”, una sulla destra e una sulla sinistra. Ci sediamo in una delle due scelta assolutamente a caso. La nostra ospite arriva subito a chiederci in greco stretto cosa desideriamo, e con le poche parole che conosciamo ordiniamo dolmades e souvlaki, seduti all’ombra dei platani su comode sedie scompagnate che creano quell’atmosfera festosa da “pranzo nel giardino di nonna”. Siamo gli unici avventori, ma ci fanno compagnia un cagnolino in cerca di coccole e un gatto che elemosina un pezzettino del nostro souvlaki ma che non ha la pazienza di aspettare che ci venga portato il cibo a tavola. Si rifugia furtivo sotto un tavolo all’ombra e si stende per una pennichella felina. Dopo una albicocca dolcissima e una robusta dose di raki assolutamente casalingo on una gradazione alcolica ai limiti della legalità, partiamo ristorati (con la testa leggera e le gambe molli) alla volta di… Voila!

Che non ha nulla a che fare con il francese ma è un paese medievale abbandonato dominato dalla torre costruita dal veneziano islamizzato Zeni nel 1740 attorno alla quale si sviluppa tutto il piccolo villaggio. Il forno è ancora perfettamente visibile, la chiesa conserva la sua abside, nella torre si può entrare e guardare con il naso all’insù il soffitto e le la luce filtrare da fuori. Siamo su un rialzo naturale ai piedi dei massi cretesi, attorniati da una natura con connotazione decisamente montana, erba biscia e fiori stupendi simili a enormi cardi (scopriremo poi che si trattava di fiori di carciofo). Rovi e salvia ci indicano olfattivamente il sentiero e ci conducono all’estremità del paese dove un enorme oleandro rosa cela una fontana che raccoglieva l’acqua che sgorgava dalla fonte alle sue spalle. Una gemella si trova all’altra estremità. E in cima a una piccola scala, dopo un breve sentiero sassoso, troviamo la stupenda chiesa dedicata a San Giorgio, a doppia navata, e con un affresco raffigurante la Vergine con il Bambino a custodia della sepoltura di non sappiamo purtroppo chi, perchè l’iscrizione era troppo consunta per essere interpretata da chi come noi non è proprio il genio della codifica dell’epigrafia greca.

Vaghiamo sotto il sole e sospinti dal vento per più di un’ora, fotografando ogni angolo e respirando antichità. Come sempre, fatichiamo a staccarci dai luoghi che si fanno scoprire piano piano, che vanno cercati e conquistati e che irrimediabilmente sono loro a conquistare noi. Risaliamo in auto storditi dal caldo e un po’ stanchi. Ripartiamo in direzione di Ziros, che attraversiamo troppo in fretta e che non ci godiamo abbastanza e come già troppe volte rimandiamo la visita al paese quasi abbandonato di Chametoulo, questo angolo di Creta è per noi sfuggente come una piccola anguilla.

Ziros
Ziros

Rientriamo che è ormai sera, troppo tardi per una bagno in mare, troppo presto per la doccia serale, così passiamo un po’ di tempo sulla nostra veranda a vedere la luce cambiare e a aspettare la luna, che sorge imponente ammantata d’oro, stasera è rossa e sembra voler imitare il suo fratello sole non solo nel colore . La guardiamo salire veloce in cielo dalla nostra taverna del cuore, piena e luminosa, gialla ed enorme, Una volta al suo posto e tornata bianca e splendente la andiamo a fotografare di nuovo, perchè ogni notte la luna è sempre la stessa, ma come la più brava delle attrici, non indossa mai due volte lo stesso abito.

Luna piena a Xerocambos
Luna piena a Xerocambos

E quindi noi la osserviamo in silenzio così, con il suo abito d’argento che termina in uno strascico che accarezza il mare. E’ talmente luminosa he le stelle si ritirano in un angolo, e anche noi. Buona notte !

CRETA D’ACQUA DOLCE

CRETA D’ACQUA DOLCE

GIORNO 2 – Il nostro secondo giorno a Creta ha inizio con la sveglia più dolce: il canto di mille cicale nascoste fra gli ulivi. Mentre facciamo colazione sulla nostra terrazza ombreggiata ci chiediamo cosa ci piacerebbe fare durante la giornata. Il mar Libico è lì che ci chiama, così perfettamente azzurro, il sole ci invita ammiccate con l’intenzione di scottarci un po’ le spalle…cedere a queste lusinghe sarebbe fin troppo semplice, così decidiamo per il piano b: abbandonare le certezze e la pigrizia del conosciuto per cercare qualcosa di nuovo.

DALL’ALBA DI ANAFI AL TRAMONTO DI XEROCAMBOS

DALL’ALBA DI ANAFI AL TRAMONTO DI XEROCAMBOS

GIORNO 1 – L’alba è ancora lontana, ma nella piccola Anafi la sveglia suona presto, mancano pochi minuti alle 4 ed ecco che ci apprestiamo a caricare tutto nella nostra Pandina che lasceremo al porto, per salire poi sulla nostra amata traghettona. In perfetto orario la Prevelis compare dal nulla sul mare, quasi fosse invisibile fino a pochi secondi prima e dopo l’attracco in un attimo siamo già sul ponte più alto…

ELOUNDA

ELOUNDA

La cittadina di Elounda si trova a 10 km a nord di Agios Nikolaos, vicino al lato nord-ovest della baia di Mirabello. La zona è una rinomata località turistica con hotel di lusso per i gusti più costosi. Ogni anno Elounda ospita nella massima segretezza diversi Capi di Stato e celebrità dell’élite economica, politica, sportiva e artistica internazionale. In effetti, non è un caso che Elounda abbia il maggior numero di atterraggi di elicotteri privati ​​in Grecia!


Oltre al suo aspetto affascinante e ai bungalow da € 10000 / notte, Elounda ha da offrire ai suoi visitatori alcuni dei paesaggi più belli della Grecia. La piccola città di Elounda non è particolarmente pittoresca, ma è costruita ai margini dell’idilliaca laguna di Korfos Bay, che si forma tra la penisola di Spinalonga e Creta.


I dintorni di Elounda

Il panorama che puoi vedere la prima volta che si arriva nella zona di Lenika da Agios NIkolaos è sorprendente! Da Lenika si possono vedere la baia di Mirabello e la laguna di Elounda (o Korfos), la lunga penisola di Spinalonga che è collegata a Creta da una stretta striscia di terra. Sullo sfondo, scorgerai il pittoresco villaggio di Plaka e l’isola di lunga sofferenza di Spinalonga (formalmente Kalydon), che puoi visitare in barca partendo dal porto di Elounda. Invece, vicino a te e sulla collina a sud della penisola di Spinalonga, vedrai i famosi hotel 5 e 6 stelle di Elounda. Sono tutti costruite in riva al mare e ospitano incantevoli spiaggette e calette private, dove occasionalmente vedrai anche yacht molto costosi.


Continuando a guidare con la tua auto (o in autobus) e dopo aver lasciato i grandi hotel sulla tua destra, raggiungerai la piccola città di Elounda (o Shisma come la chiamano i locali). È una cittadina piuttosto semplice, dove avrai molte scelte per il cibo e l’alloggio in camere e piccoli hotel. Puoi passeggiare per il porto e goderti il ​​tuo caffè nei bar adiacenti.


Le antiche saline di Elounda

Da Shisma, puoi guidare verso est e visitare la penisola di Spinalonga. Una caratteristica della zona è che ad un certo punto la strada corre lungo una striscia di terra molto stretta, con il mare sia a destra che a sinistra. All’inizio di questa strada, sulla vostra destra, vedrete le vecchie saline di Elounda, che erano la principale fonte di entrate durante il periodo veneziano, fornendo il sale all’Europa. Oggi le saline abbandonate ospitano molti uccelli tutto l’anno. Alcuni sono rari in Europa, come i fenicotteri e gli aironi.


I mulini a vento di Elounda

Continuando a guidare, incontrerai i vecchi mulini a vento in pietra e un meraviglioso ponte di pietra, in uno dei luoghi più pittoreschi di Creta. Sotto il ponte c’è un canale molto stretto, chiamato Poros (= canale), che fu aperto dall’esercito francese nel 1897 per collegare la baia del Golfo di Mirabello con la baia di Korfos. 


Nella penisola di Spinalonga (che alcuni chiamano erroneamente Kolokytha) vedrai molte fattorie abbandonate che ora sono un rifugio per molte specie di animali e piante. Vale la pena guidare fino alla cappella di San Luca, con una vista superba sulla piccola isola di Kolokytha di fronte. Proprio di fronte alla chiesa c’è un piccolo sentiero che porta alla spiaggia di Kolokytha, famosa per le sue acque turchesi. A 1,5 km a nord della spiaggia, troverai la chiesa bizantina di San Fokas dove puoi andare a piedi.


Elounda in epoca Minoica

La cittadina di Elounda è costruita sul sito dell’antica città minoica di Olous, una delle più forti città antiche di Creta. Nel corso dei secoli è stato conosciuta con i nomi di Olous, Olounda, Hersonisos, Amylka, Amyklion, Kolokytha Olous, Alyngos, Naxos, Axos, Oxa e Kadistos. 


La posizione esatta di Olous si trova nell’area di Poros, vicino alle saline, dove sono stati trovati i resti di una città sommersa. I rapporti dicono che Olous ha ospitato la magnifica statua di Vritomartis (la versione cretese di Artemide), che era un’opera del famoso scultore Dedalo. Altri dei che erano adorati in Olous erano Zeus e Marte. La città fiorì grazie al commercio di macine per la lucidatura del metallo, estratte nelle cave della zona di Karfi.


Un’altra famosa città molto vicina a Olous era Naxos, che si trovava in cima alla montagna oggi Oxa, a sud di Elounda. Si dice che la città sia stata costruita da Naxos, figlio di Akakallida (figlia di Minosse), che in seguito fondò colonie nelle isole Cicladi.


Elounda dal periodo Bizantino ai giorni nostri

Olous fu abitata durante il periodo greco, romano e bizantino (824 d.C.). Un tentativo di ritrovamento di abitazione continua è la basilica a navate del V secolo d.C. che fu costruita sul sito di un antico tempio. Successivamente, il secondo periodo bizantino fu disastroso per tutte le città costiere dell’isola, perché le incursioni piratesche dei Saraceni e la indebolita flotta bizantina costrinsero gli abitanti a spostarsi nell’entroterra. Nel 961 d.C., Nikiforos Fokas liberò Creta dai Saraceni ed è per questo che i cretesi costruirono la chiesa di San Fokas sulla penisola di Spinalonga, di fronte all’isola di Kolokytha.


Durante la dominazione veneziana (1240-1210), quando fu aperto per la prima volta il canale di Poros, le saline erano molto importanti e, così, i veneziani costruirono la fortezza di Spinalonga in modo da proteggere l’intera baia di Korfos. Più tardi, Elounda e il canale di Poros furono distrutti dai turchi e la città fu quasi deserta nel 1898. Quando inglesi, francesi e russi finalmente costrinsero i turchi ad abbandonare Creta, gli abitanti di Elounda tornarono e riaprirono il canale. Successivamente, il mare piatto fu utilizzato nel 1928-1939 come porto per gli idrovolanti della compagnia inglese Imperial.


Nel 1941, durante la seconda guerra mondiale, la cittadina di Elounda fu occupata dai tedeschi e fu trasformata in uno dei loro bastioni più forti, rendendo la costa un vasto campo minato. Successivamente le coste furono sgombrate, lasciando spazio alla costruzione dei primi grandi hotel che oggi mantengono Elounda in prima linea tra le mete più lussuose.


Fonte:
https://www.cretanbeaches.com/en/cities-and-towns-in-crete/elounda-town